Vorrei parlare di un caso personale, il mio. Nato nel 1931, dai nove ai quattordici anni ho vissuto nei tempi della guerra. Ci domandavamo, mentre bambini ci “divertivamo” ad assistere, rifugiati in campagna, ai duelli aerei che si svolgevano sulle nostre teste: come sarà vivere in tempi di pace? Oggi, quasi anni 89, vivo nei tempi del coronavirus. Pur volendo augurarmi un relativo ottimismo sul mio futuro, mi viene da dire che l’inizio e la “fine” del mio ciclo vitale si svolgono tra le ombre che circondano la vita e la storia umane. Ombre, coni d’ombra tra fasci di luce, insomma l’intuizione di Caravaggio.
Ritornanti, queste ombre, ora per la furia della storia ora per quella della natura-vita. Viene da criticare l’ottimismo di chi, un grande filosofo, immaginava la storia come un progresso lineare dell’umanità verso il meglio. La storia va “di palo in frasca” secondo il sottotitolo che Robert Musil appose al suo “Naufragio dell’Europa”, va da Auschwitz alle grandi luci dell’illuminismo: tutto mescolato, tutto soggetto ai turbamenti e alle metamorfosi dell’esistenza, e alla scatenata volontà di potenza, come scrivevano Nietzsche e Kafka. La natura è ineluttabilmente, come il cosmo stesso, vita che si vuol riprodurre; mettiamoci solo per un attimo, più comprensivi -se oggi è possibile e non lo credo- dal punto di vista dei virus, come disse un mio vecchio professore di filosofa affetto tanti anni fa da una normalissima polmonite, da cui peraltro guarì.
Certo, siamo qui, l’umanità ha davanti a sé centinaia di milioni di anni, salvo sorprese. Ma dovrà fare i conti con la sua “storia”, con la violenza della sua storia, e con l’inimicizia di una natura dove, magari, certe volte incontra in forma di virus una vita malefica che vuol riprodursi, e che per farlo deve infettare. O avviene, tra le tante altre cose possibili, che l’umanità sia seduta su una terra che si muove sotto i suoi piedi, e porta ciò che sta sopra di essa in rovina.
Vita e storia sono calate e formate dentro queste grandi incertezze. Qui, non aggiungo nessuna predica finale su come si “dovrebbe” vivere e come si ”dovrebbe” fare la storia. Se non fosse fatta di luci e di ombre la vita dell’umanità non sarebbe quella che è. Perciò accontentiamoci, e difendiamoci, naturalmente, da chi ci vuol male. Auguri a tutti.
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